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Il legame tra Renata Tebaldi e Parma iniziò molto presto.
Pur essendo nata a Pesaro il 1° febbraio 1922, il futuro famoso soprano trascorse la sua infanzia a Langhirano e, a 17 anni, iniziò a studiare Canto presso il Conservatorio Arrigo Boito di Parma.
Un percorso che, nonostante le resistenze della madre contraria a un futuro sulle scene per la figlia, la vide già nel 1945 esibirsi sul palco del Teatro Regio di Parma.
Fu l’inizio di una storia d’amore tra la soprano dagli occhi color zaffiro e la voce di velluto e i melomani cittadini che la chiameranno per sempre, semplicemente, la Renata.

Voce d’angelo. Così la definì Arturo Toscanini nel 1946, dopo averla diretta nel Te Deum di Verdi per il concerto di riapertura della Scala di Milano, mettendo il suo sigillo sulla carriera di una delle voci liriche più conosciute nel mondo. Qualche tempo dopo, l’arrivo nei teatri italiani e in particolare alla Scala, della Callas, diede vita a una rivalità a cui Renata decise di sottrarsi, accettando di lavorare negli Stati Uniti. Il pubblico di oltreoceano la seguì da subito numeroso, tanto che venne affettuosamente chiamata “Miss Sold Out”
Anche il suo barboncino, New II, divenne molto popolare. Era solito accompagnare con uggiolati (intonati ovviamente) i vocalizzi con cui la Tebaldi scaldava la voce prima di andare in scena.
Renata conquistò l’America che la ricompensò con una stella incastonata sulla Walk of Fame di Hollywood.

La sua ultima performance al Teatro Regio di Parma fu nel 1962.
Cantò la Bohème, diretta da Arturo Basile, uno dei suoi amori complicati.
Il terzo atto, il modo in cui il soprano interpretò lo strazio dell’abbandono, conquistarono definitivamente il pubblico di Parma. Le vicende personali dell’artista emergevano nel canto, toccando i cuori.

Dopo un anno di riposo la Tebaldi ritornò sul palcoscenico proprio al Met.
Non solo l’antica rivale Maria Callas le inviò un telegramma di incoraggiamento ma, al termine dell’opera, si recò dietro le quinte per complimentarsi.
Un gesto che segnò la definitiva riconciliazione tra le due dive.

Anche il suo addio alle scene fu un trionfo. Avvenne nel 1976 alla Scala, con un indimenticabile concerto di beneficenza a sostegno dei terremotati del Friuli.

Donna di gran classe, durante la sua vita accumulò foto, gioielli, abiti, ricordi di una carriera straordinaria ora ospitati nel Museo Renata Tebaldi, presso la Scuderie di Villa Pallavicino nella Busseto di quel Verdi che tanto amava.

La musica, l’opera, passioni che hanno radici profonde nel nostro territorio. Se volete saperne di più, informatevi sui nostri percorsi PASSEGGIATE MUSICALI IN CITTÀ o ITINERARI VERDIANI

Concepito, a suo stesso dire, tra un’avventura e l’altra del padre garibaldino, il 25 marzo 1867 nasce Arturo Alessandro Toscanini. Memoria prodigiosa e orecchio musicale fuori dal comune gli valgono l’ingresso alla Regia Scuola di Musica (attuale Conservatorio Arrigo Boito) di Parma.

Serio, implacabile nello studio, reagisce alla disciplina ferrea del Conservatorio con memorabili scherzi come ‘la beffa del baffo’ quando insieme con alcuni compagni taglia un baffo all’odiato istitutore che dorme tranquillo nel camerone comune.

Toscanini cresce musicalmente a Parma dove, per ovvie ragioni geografiche, si suona soprattutto Verdi.

Ma nella notte di Natale del 1883 è proprio Parma a ospitare la prima rappresentazione italiana del Lohengrin di Wagner. Per lo studente Toscanini, che assiste allo spettacolo dall’orchestra come violoncellista di fila, è amore a prima vista anzi, a primo orecchio. La novità e l’originalità di questa musica nuova, fanno prendere una decisione irremovibile ad Arturo: non avrebbe più composto.
Gli spettatori del Teatro Regio di Parma si dividono in due fazioni opposte: pro e contro Wagner e anche il percorso musicale di Toscanini verrà profondamente segnato da questi due compositori.

L’Aida di Verdi è la sua prima direzione d’orchestra, un esordio del tutto occasionale. Partito in tournée per il Brasile come violoncellista a soli 19 anni, si trova a dover sostituire il direttore contestato dagli orchestrali che non lo ritenevano all’altezza. Sale sul podio a Rio De Janeiro e dirige a memoria. Un trionfo.

Il ritorno in patria significa ritorno al ruolo di violoncellista e a Verdi, per cui suona in occasione della prima dell’Otello alla Scala. Il rigore nell’esecuzione, che il Maestro pretende sotto gli occhi di Toscanini, diventerà uno dei suoi tratti caratteristici come direttore d’orchestra. Un rigore ottenuto in modo molto energico. Si dice che, quando la sua orchestra americana commetteva errori, Toscanini cominciasse a urlare in inglese per passare all’italiano e poi finire, furibondo, in dialetto parmigiano.

Interrompe la sua collaborazione col Festival wagneriano di Bayreuth, unico non tedesco invitato, per ragioni politiche. Al telegramma di Hitler che nel 1933 lo esorta a restare risponde: ’Con voi mai’
Toscanini amava dire infatti ‘quando si piega la schiena, si piega anche l’anima.

Un inizio nella direzione d’orchestra con Verdi, la chiusura con Wagner.
Il 4 aprile 1954 Toscanini vacilla sul podio mentre dirige l’orchestra newyorchese NBC, si copre gli occhi con una mano, continua ma non riesce a completare il Preludio del Tanneuser.

Dopo 68 anni di una straordinaria carriera, era arrivato il momento di riposarsi.

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Non può mancare un itinerario musicale nella città che ha dato i natali a Giuseppe Verdi e Arturo Toscanini. Parleremo di arie e concerti, di prime d’opera e loggioni, di bacchette fatate e duchesse generose, e racconteremo le radici che uniscono la città e il melodramma, che sono ben più antiche e radicate di quanto si pensi.

Le Passeggiate Musicali, adatte a tutti, possono toccare differenti luoghi che testimoniano le tappe della storia musicale della città.
Un focus sarà naturalmente dedicato al Teatro Regio e a Giuseppe Verdi, ma possono essere inseriti nell’itinerario altri punti di interesse, come ad esempio

  • Il Teatro Farnese
  • Il Museo dell’Opera
  • La Casa Natale di Arturo Toscanini
  • Il Conservatorio Arrigo Boito
  • La Casa del Suono
  • Il Teatro del Convitto Nazionale Maria Luigia
  • L’Auditorium Paganini

 

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Se avete gustato gli highlights di Parma e vi è rimasto ancora un po’ di tempo, ma non volete abbandonare la città per gli itinerari in Provincia, è il momento di scegliere tra le altre principali attrazioni cittadine. In base ai vostri interessi e curiosità sapremo consigliarvi il miglior modo per trascorrere una giornata intera nel centro cittadino, con una Guida Turistica a vostra disposizione.

Complesso Museale della Pilotta - Galleria Nazionale

Oltre al Teatro Farnese, custodisce i capolavori del territorio, le opere di Correggio e Parmigianino, i ritratti dei duchi e la “Scapigliata “ di Leonardo da Vinci. Gli allestimenti museali, le mostre temporanee ne fanno uno dei poli culturali più importanti dell’Emilia Romagna.

La Camera di San Paolo dipinta da Correggio

Un affresco tra sacro e profano, il soffitto dipinto da Correggio è un rebus pittorico di straordinario illusionismo che attende ancora una soluzione certa…

Il Museo Diocesano

Offre la possibilità di vedere le opere originali di Benedetto Antelami e le tracce del passato nel sottosuolo di Piazza Duomo.

Complesso Museale della Pilotta - Museo Archeologico

Testimonia il passato della città a partire dall’epoca della sua fondazione. Vanta opere e reperti di grande valore tra cui la Tabula Alimentaria, rinvenuta in occasione degli scavi di Veleia romana nel 1747.

Complesso Museale della Pilotta - Biblioteca Palatina

Un gioiello di sapere ed eleganza del Settecento parmigiano impreziosito da sale Ottocentesche e da straordinarie collezioni di codici miniati, stampe e volumi antichi.

Il Museo Glauco Lombardi e il Teatro Regio

La preziosa eredità della Duchessa Maria Luigia d’Austria è testimoniata nel Museo Glauco Lombardi da oggetti quotidiani, mobili e collezioni d’arte. Il Teatro Regio ne è la più importante emanazione. Un luogo di cultura che ha fatto della città di Parma una meta imperdibile per gli appassionati del melodramma.

Le sepolture dei Farnese e dei Borbone nella Cripta della Steccata

La visita alla cripta della Basilica mariana cittadina è parte del percorso espositivo del Museo Costantiniano della Steccata. Un luogo suggestivo che permette di conoscere uno spaccato della vita cittadina legato al prestigioso Ordine Costantiniano di San Giorgio.

La Biblioteca di San Giovanni Evangelista

Collocata al primo piano del complesso monastico costituito dai chiostri, dalla spezieria e dalla chiesa di San Giovanni, è uno scrigno di antiche sapienze risalente alla seconda metà del XVI secolo. Luogo di meditazione e studio, conserva un ciclo di affreschi in parte inediti da osservare con lentezza.

Pinacoteca Stuard

In un percorso cronologico all’interno delle antiche mura dell’ex convento benedettino di San Paolo, si ammirano reperti archeologici, opere di scultura e pittura, disegni e tanto altro. Da non perdere il Sacello di San Paolo, la sala dedicata ad Amedeo Bocchi e il celebre “Levriero” del Parmigianino.

Museo dell’Opera e Casa del Suono

Entrambi musei civici, testimoniano il profondo legame di Parma con la Musica. Il Museo dell’Opera, che ripercorre la storia dei teatri di Parma dal Seicento al Novecento, è ospitato all'interno della Casa della Musica, antica sede della Zecca. La Casa del Suono offre un curioso itinerario tra le invenzioni tecnologiche che hanno permesso la riproduzione del suono dalla fine dell’Ottocento ai giorni nostri.

L’Oltretorrente

Quartiere cittadino dal carattere popolare e ricco di storia. Passeggiando lungo il tracciato dell'antica via Emilia, si incontrano i portici dell’Ospedale Vecchio, la Chiesa di Santa Croce, antico luogo di culto affacciata sulla via Francigena e la scenografica chiesa della Santissima Annunziata.

Il Palazzo del Giardino

Posto nel cuore del Giardino Ducale, presenta all’interno un ricchissimo ciclo di affreschi dell’epoca Farnesiana.

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