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Sede dei Musei Civici di Piacenza è Palazzo Farnese, teatro dell’efferato omicidio del Duca Pier Luigi, oggi convertito in imponente contenitore di opere e oggetti famosi: il fegato etrusco, il dolcissimo tondo Botticelli, gli appartamenti affrescati dei duchi e molto altro.

Da non perdere i giganteschi sotterranei che raccontano la vita segreta della corte.

Lì troverete il Museo delle Carrozze, secondo solo a quello del Quirinale, che ci trasporta (è proprio il caso di dirlo) nella storia del costume europeo dal Settecento fino al XX secolo.

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Una città tra le più ricche e fiorenti del Medioevo, come testimoniano i numerosi palazzi e chiese del centro storico: il Palazzo Gotico nella famosa Piazza Cavalli, la Cattedrale e la chiesa di Sant’Antonino. Piacenza fu la prima capitale del Ducato di Parma e Piacenza e divenne in seguito la seconda città dello stato farnesiano. Risale alla seconda metà del XVI secolo il colossale Palazzo Farnese progettato da Vignola, oggi sede dei Musei Civici le cui collezioni, che spaziano dall’antichità al Risorgimento, meritano una visita approfondita.

Passeggiare nel piccolo centro cittadino può portarvi a percorrere parte degli antichi bastioni farnesiani e a visitare la chiesa di San Sisto, per la quale Raffaello dipinse la celebre Madonna Sistina (ora a Dresda), che ospita il sepolcro di Margherita d’Austria, figlia naturale di Carlo V e madre del condottiero Alessandro Farnese.

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Il Complesso Museale della Pilotta di Parma è un luogo straordinario.

Al suo interno la Biblioteca Palatina, il Museo Bodoniano, il Museo Archeologico, il Teatro Farnese e la Galleria Nazionale ospitano opere di rara bellezza.

Luogo imperdibile per se stesso, dunque, il Complesso dal 3 giugno è diventato un contenitore di lusso per l’estro di Piero Fornasetti (1913-1988), scultore, designer, ideatore di scenografie e costumi, arredatore d’interni e molto altro.

Le opere dell’atelier Fornasetti, oggetti del quotidiano rielaborati dalla fantasia dell’artista, sono esposte lungo un percorso tracciato all’interno del Complesso museale e ne appaiono parte integrante.

Il serpente del PECCATO ORIGINALE, un tema ricorrente nella produzione di Fornasetti, ci accoglie all’ingresso suggerendoci la via lungo lo Scalone Imperiale fino alla Galleria Petitot della Biblioteca Palatina.

Le scaffalature lignee colme di libri antichi della Biblioteca, fungono da cornice alle 21 vetrine schierate ordinatamente lungo questo antico corridoio. Al loro interno ammiriamo una teoria di oggetti che ci introducono all’opera di Fornasetti e ben rappresentano la vastità degli interessi dell’artista.

Tra richiami all’arte classica, alla musica operistica, al mondo vegetale e animale, al segno grafico, spicca la bellezza tonda e perfetta del viso di Lina Cavalieri (1875-1944), diva della Bella Epoque. Un viso che Fornasetti incontra sfogliando una rivista e che riprodurrà in infinite variazioni dai toni tragici o umoristici, scomposto e riproposto in contesti improbabili: una chiave di lettura del mood fornasettiano.

Anche il portale del Teatro Farnese è mutato in occasione di questo allestimento. Appare come una Porta del Paradiso laica decorata con mongolfiere, pierrot, lune, giraffe, edifici classici, frutta, vegetazione, scimmie e improbabili Adami ed Eve.

Un mondo magico ci avvolge oltrepassando la soglia.

Il clou della mostra è qui.

Questo è il Theatrum Mundi, il luogo in cui il dialogo antico-moderno attrae e stimola il visitatore lasciandolo libero di interpretare l’accostamento tra il rigore classico del Teatro Farnese e 600 piatti, infinite rielaborazioni del volto di Lina Cavalieri, tutti ordinatamente disposti sulle 14 gradinate dell’anfiteatro in abete rosso.

Al centro del boccascena è sospeso un telo di garza sottile su cui vengono proiettati tutti i soggetti e gli oggetti tipici della produzione Fornasetti. Ne risulta un video dall’impronta surrealista che ha come vero sfondo il faraonico backstage del Farnese, concepito nel Seicento per ospitare straordinarie macchine da scena. Uno spazio che traspare da dietro il velo e accentua l’avvolgente dimensione onirica dell’allestimento.

Il percorso che conduce alla Galleria Nazionale è popolato di gatti e cani sonnacchiosi, di mille colori, che guardano con benevolenza noi e le opere a cui sono accostati.

E di nuovo oggetti: paraventi, portaombrelli, tappeti, sedie e fantastici trumeaux-bar, frutto della collaborazione di Fornasetti con Giò Ponti.

Una vicinanza tra moderno e classico mai stridente. Un connubio inusualesorprendentemente poetico.

Da non perdere.

La mostra Theatrum Mundi rientra negli eventi legati a Parma Capitale italiana della Cultura 2020+21 ed è visitabile fino al 14 febbraio 2021. Può essere facilmente inserita in uno degli Itinerari che proponiamo per la città di Parma.

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Quante volte l’abbiamo visto nei TG? Palazzo Madama (ex Palazzo Medici), splendido edificio nel cuore di Roma, attuale sede del Senato della Repubblica.

Cosa lo lega a Margherita d’Austria? Figlia naturale e ribelle dell’Imperatore Carlo V, vedova giovanissima di Alessandro De’ Medici, sposa riottosa di Ottavio Farnese, Governatrice illuminata delle Fiandre e madre fiera del grande condottiero Alessandro.

Personaggio di grande carisma, Margherita veniva comunemente chiamata Madama. Palazzo Medici, avuto in eredità dal primo marito e sua residenza romana prese da lei questo nome e lo mantenne per sempre.

Come mai una giovane sposa risiedeva lontano dal suo legittimo consorte?

Come molte nobildonne dell’epoca Margherita, che era nata a Oudenaarde nelle Fiandre da una relazione di Carlo V con una giovane borghese, fu per il padre una pedina da utilizzare nello scacchiere politico europeo.

Alessandro de’ Medici, che sposò a 14 anni, fu assassinato dopo solo un anno di matrimonio. Lasciò alla moglie palazzi, feudi e gioielli, tra cui alcune gemme straordinarie appartenute a Lorenzo il Magnifico, oggetti per cui Margherita aveva una vera passione.

Carlo V non perse tempo e la fidanzò con Ottavio Farnese, nipote del potentissimo Papa Paolo III, cercando così di risolvere i problemi che il Papato e la famiglia Farnese gli creavano.

Margherita non gradì affatto l’idea di sposare quel, come ella stessa scrisse al padre, “piccolo, sporco e rozzo” Farnese. Fece di più, si rifiutò di firmare il contratto matrimoniale, minacciò “me butterò a mare” e smise di vestire a lutto solo il giorno del matrimonio, celebrato da Paolo III nel 1538 nella Cappella Sistina. Nessuno la sentì pronunciare: “Sì”.

Si dice che fu necessario l’intervento del suo confessore, Ignazio di Loyola, per convincerla ad accettare e consumare il matrimonio. Frutto dell’unione con Ottavio saranno 2 gemelli. Sopravviverà solo Alessandro, che erediterà dal padre il Ducato di Parma e Piacenza e diventerà famoso come uomo d’armi a servizio dello zio Filippo II.

La Galleria Nazionale di Parma conserva un dipinto attribuito a Sebastiano del Piombo che ritrae Margherita in una muta conversazione col padre, il cui busto è collocato in una nicchia, di fianco alla Duchessa.

Carlo è mesto, con le labbra all’ingiù, rattristato da questa figlia disobbediente.

Margherita è rigida ma rassegnata come simboleggia la posizione del guanto, quasi completamente sfilato dalla mano destra, la mano del potere. Testimone definitivo della resa, il ventre arrotondato dalla gravidanza.

Margherita non apprezzò mai la compagnia di Ottavio. Entrò a Parma solo nel 1550 e nel 1558 venne posta la prima pietra di Palazzo Farnese, a Piacenza, dove la Duchessa preferiva abitare rimanendo lontana dal marito.

Visse a lungo a Roma e poi nelle Fiandre, di cui fu nominata Governatrice dal fratello Filippo. Stanca della vita pubblica si ritirò nel suo feudo abruzzese, nella città di Ortona, dove morì il 18 Gennaio 1586.

Riposa nella Chiesa di San Sisto a Piacenza celebre per aver ospitato la Madonna Sistina di Raffaello.

Erede della sua fortuna fu il figlio Alessandro. I magnifici gioielli, gli arazzi e le gemme che Margherita tanto amava giunsero a Parma da Palazzo Madama, entrando a far parte delle collezioni farnesiane che contribuirono a rendere la nostra città una tappa obbligata del Grand Tour, quel viaggio culturale che tutti i giovani aristocratici europei dovevano compiere per perfezionare la loro educazione.

Vi piacerebbe visitare Parma come i giovani nobili del ‘700? Partecipate al nostro Grand Tour! 

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La “Piccola Versailles dei Duchi di Parma”, fu residenza estiva dei Farnese, dei Borbone e di Maria Luigia. Ci accoglie oggi con le sale del piano nobile, l’appartamento privato del Duca Ferdinando, la Cappella ducale di San Liborio e il grande giardino.

Il complesso, ancora interessato da opere di riqualificazione e riallestimento, è tra tutti i castelli il più legato alla storia ducale e alla città di Parma ed è ricco di storie e curiosità legate alla duchessa “Babette”, al duca Ferdinando I di Borbone, e alla duchessa Maria Luigia.
Ma non solo: ad esempio, lo sapevate che la grande fontana del Giardino Ducale si trovava fino a un secolo fa proprio nel giardino di Colorno? E quale destino ha avuto il Palazzo dopo l’Unità d’Italia?
Vi invitiamo a scoprire queste ed altre risposte nel corso di una vista che non mancherà di sorprendervi.

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Non può mancare un itinerario musicale nella città che ha dato i natali a Giuseppe Verdi e Arturo Toscanini. Parleremo di arie e concerti, di prime d’opera e loggioni, di bacchette fatate e duchesse generose, e racconteremo le radici che uniscono la città e il melodramma, che sono ben più antiche e radicate di quanto si pensi.

Le Passeggiate Musicali, adatte a tutti, possono toccare differenti luoghi che testimoniano le tappe della storia musicale della città.
Un focus sarà naturalmente dedicato al Teatro Regio e a Giuseppe Verdi, ma possono essere inseriti nell’itinerario altri punti di interesse, come ad esempio

  • Il Teatro Farnese
  • Il Museo dell’Opera
  • La Casa Natale di Arturo Toscanini
  • Il Conservatorio Arrigo Boito
  • La Casa del Suono
  • Il Teatro del Convitto Nazionale Maria Luigia
  • L’Auditorium Paganini

 

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La visita guidata nel centro cittadino permette, in breve tempo, di conoscere i più significativi eventi storici e monumenti di Parma e di respirare la vivace atmosfera di questa deliziosa città d’Arte. Con noi incontrerete i protagonisti che hanno reso Parma una piccola Capitale, ma anche i sapori della tradizione, gli aneddoti più coloriti, l‘autentico carattere della gente e dei cittadini.

A ricordo delle origini romane della città di Parma, fondata nel 183 a.c. insieme alla vicina Modena, restano soprattutto il tracciato della via Emilia e l’antico forum, oggi trasformatosi nella vivace Piazza Garibaldi.

parma visita mezza giornata 01

È il Medioevo ad aver lasciato la sua impronta monumentale, che stupisce chiunque si affacci sulla magica Piazza Duomo. Tra le più belle e romantiche d’Italia, la piazza è incorniciata dal Vescovado, la Cattedrale di Santa Maria Assunta e il Battistero: imponenti opere databili tra XI e XIII secolo che vedono la presenza operosa di Benedetto Antelami, autore del Battistero. Alzando gli occhi alla cupola del Duomo, lo sguardo si perde tra le mille figure dipinte da Correggio, protagonista del nostro Rinascimento, insieme a Francesco Mazzola detto Parmigianino.

La ricca trama culturale del Cinquecento è testimoniata dalla Basilica Minore di Santa Maria della Steccata, dalla “Camera” affrescata per la Badessa Giovanna da Piacenza nell’antico monastero di San Paolo e dal complesso di San Giovanni Evangelista.

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La seconda metà del secolo vede la nascita, ad opera di Papa Paolo III Farnese, del celebre Ducato di Parma e Piacenza.
L’itinerario si snoda quindi tra il Complesso Monumentale della Pilotta e il Giardino Ducale. Il Teatro Farnese, edificato nel 1618 da Ranuccio I, è la tappa imperdibile della visita in città.

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L’avvento dei Borbone nel 1734, determina una nuova stagione culturale di sapore europeo. Nascono nei decenni successivi la Biblioteca Palatina e la stamperia di Bodoni, mentre la città si riveste di una moda neoclassica di gusto francese.

L’aura internazionale, iniziata con Don Filippo di Borbone e la consorte Louise Elisabeth, cresce con la Duchessa Maria Luigia d’Austria, al governo dal 1816 al 1847: indimenticata sovrana per molti parmigiani, fu fondatrice del Teatro Regio. E’ anche il tempo del giovane Giuseppe Verdi, e di lì a poco sboccerà il talento di Arturo Toscanini.

 

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