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Sabato, 30 Ottobre 2021 13:26

Riaprono le porte della Certosa di Parma

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È stato un tuffo al cuore entrare in Certosa per il primo sopralluogo.
Un posto sempre visto da fuori, con le torrette di guardia ancora minacciose. Uno spazio in cui ci si aspetta di percepire un’atmosfera cupa, carica delle sofferenze che l’hanno abitata.
Tutt’altro.
Si varca la soglia e si entra in un mondo tranquillo, organizzato e laborioso. Abitato da una scuola che forma giovani e da grandi spazi antichi e moderni abituati a convivere.
Una porta spalancata ci trasporta dall’austera facciata esterna della Chiesa dell'Epifania in un mondo di colori e immagini. Un trionfo ocra di cieli, illusione pura.

INTERNO CHIESA CERTOSA
Accedendo al chiostro sterminato è facile immaginare il transito dei monaci certosini in preghiera ma anche gli schiamazzi dei fanciulli del Riformatorio Lambruschini mentre lì trascorrevano le loro ore di libertà.

Dal 13 Novembre ogni sabato pomeriggio, la bellezza e la storia della Certosa di Parma tornano fruibili a tutti grazie a visite guidate a pagamento. Un’opportunità nata dalla collaborazione tra Itinera Emilia APS e le Istituzioni referenti.

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Venerdì, 06 Agosto 2021 15:05

FICO riapre e dà i numeri 7-7-7

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Il sette luglio alle sette si rinnova la sfida di FICO, la Fabbrica Italiana Contadina, nata nel 2017 alle porte di Bologna.

Basata su (ovviamente) sette aree tematiche dell’agroalimentare la nuova Disneyland del cibo nasce con una mission: appassionare alle eccellenze enogastronomiche italiane divertendo.

Turisti, famiglie e foodies avranno a disposizione esperienze multisensoriali, attrazioni cibocentriche, animali della fattoria, il tutto gestito da 60 operatori del settore.

Cavalcare un cannolo siciliano, fare un tour dentro una forma di formaggio… non capita spesso!

Mercoledì, 09 Gennaio 2019 12:20

La Settima Arte

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Per andare alla scoperta delle location più interessanti, che offrono suggestioni e stimoli agli appassionati della settima arte, il borgo piacentino di Castell’Arquato costituisce un ottimo punto di partenza: la rocca medievale e le sue mura hanno fatto da sfondo alla vicenda del celebre film americano Ladyhawke, con Michelle Pfeiffer e Matthew Broderick diretti da Richard Donner, il cui set si estendeva anche al Castello di Torrechiara che ha ospitato alcune scene spettacolari e indimenticabili per i nostalgici degli anni Ottanta.

In tempi più recenti, Parma e i suoi dintorni sono stati scelti come set del Film indipendente di Marco Bellocchio Se un giorno tornerai, per il quale il regista ha cercato “una territorialità legata all’emotività dei personaggi, location varie ma pregnanti che raccontassero un’Emilia non convenzionale” (fonte: https://cinema.emiliaromagnacreativa.it/it/news/34083/).

Grande diffusione ha avuto anche il film per la TV di Cinzia Th Torrini La certosa di Parma, che nel 2012 ha trasformato la nostra provincia in un set a cielo aperto. Molte scene sono ambientate all’interno della Rocca Meli Lupi di Soragna (già set de Il ritorno a Rivombrosa), altre nel giardino della Reggia di Colorno, nel Castello di Fontanellato e in quello di Torrechiara: edifici storici che, uniti a un pizzico di  immaginazione, hanno fatto rivivere i personaggi e le atmosfere delle pagine di Stendhal. Un giro tra questi splendidi castelli vi farà ritrovare molti delle pagine delle amate serie TV e qualche suggestione letteraria.

Ma se parliamo di Cinema, non possiamo che citare i veri pilastri della sua storia: da Bernardo Bertolucci a Federico Fellini che è legato a Parma da un curioso aneddoto.

Inutile dire che Bernardo Bertolucci, nativo di Parma, si è mosso spesso e volentieri tra le strade cittadine a lui familiari, ambientandovi, nel 1964,  il monumentale Prima della Rivoluzione e, più tardi, alcune scene de La luna che sembrano ripercorrere gli stessi spazi urbani di Gina e Fabrizio, da piazza Duomo, al Giardino Ducale, al Palazzo della Pilotta.  Sempre attorno al centro storico si svolge, nel 1981 con la corsa in bicicletta de La tragedia di un uomo ridicolo, film non considerato tra i capolavori del regista ma reso memorabile dalla colonna sonora di Ennio Morricone e dall’interpretazione di Ugo Tognazzi.

Nella Provincia invece si svolge  Novecento (1976), un indimenticato affresco dell’Emilia più autentica, poetica e feroce al tempo stesso, in parte ambientato nella tenuta bussetana delle Piacentine.

Di tenore completamente diversa la location scelta dal regista per alcune scene del colossal L’Ultimo Imperatore, per il quale il Salone Moresco del Palazzo dei Congressi di Salsomaggiore fa da sfondo alla malinconica vicenda di Pu Yi.

Federico Fellini, romagnolo per eccellenza, va ricondotta, come dicevamo, una piccola curiosità: si svolse anche a Parma, nella Sala di Lettura del Circolo Maria Luigia, uno dei casting per i personaggi di Amarcord dal quale emerse Carla Mora, la bella “camiciaia dell’Oltretorrente”, selezionata per il ruolo di Gina la cameriera.

Ben più scanzonati, ma ugualmente indimenticabili, sono i personaggi di Don Camillo e Peppone, che nel trapasso dalla penna di Guareschi alla trasposizione cinematografica hanno reso il paesino di Brescello, nella provincia reggiana, un vero e proprio set allargato ricco di curiosità e frammenti cinematografici. I due protagonisti sono ancora lì, che si salutano sarcastici da un lato all’altro della piazza, mentre centinaia di turisti ogni anno si perdono alla ricerca del Crocifisso parlante (collocato nella chiesa di Santa Maria Nascente), del carrarmato, della locomotiva, delle biciclette e di tutti quei cimeli di un “mondo piccolo” a cui siamo tutti molto, molto affezionati.

Giovedì, 02 Maggio 2019 21:18

Galleria dei Grandi di Parma

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"Parma - Monumento a Verdi">Parma – Monumento a Verdi

 “Sono stato, sono e sarò sempre un paesano delle Roncole”

Impossibile concentrare in poche righe la figura di Giuseppe Verdi: il suo genio assoluto, la sua indole caparbia, il suo legame con la terra natia si possono comprendere soltanto visitando i luoghi in cui il “cigno di Busseto” trascorse la maggior parte della propria esistenza. Tra questi spiccano:

  • Roncole Verdi: Casa natale, Chiesa di San Michele
  • Busseto: Teatro Verdi, Casa Barezzi, Collegiata di San Bartolomeo, Museo Nazionale G. Verdi
  • Sant’Agata: Villa Verdi

Il rosso e il nero

Il fazzoletto di Peppone e la tonaca di Don Camillo: ecco due tratti distintivi dei celeberrimi personaggi creati dalla fervida fantasia di Giovannino Guareschi, che ancora oggi divertono  tantissime persone . Scenario naturale delle loro dispute è il “mondo piccolo”, che rivive a:

  • Roncole Verdi: Club dei Ventitré, Cimitero
  • Fontanelle di Roccabianca: Museo del “mondo piccolo”
  • Diolo di Soragna: Centro del Boscaccio

L’indomabile bacchetta

Arturo Toscanini è stato senza dubbio uno dei più grandi direttori d’orchestra di sempre, le cui conduzioni hanno incantato gli spettatori dei maggiori teatri del mondo. Un’altra dote gli va riconosciuta: la grandezza morale, che lo portò a effettuare scelte coraggiose e a opporsi fermamente ai totalitarismi. Un personaggio memorabile, la cui conoscenza si può approfondire a:

  • Parma: Museo casa natale
  • Parma: Conservatorio “Arrigo Boito”

Il trillo del diavolo

Il grande violinista Niccolò Paganini ebbe molti rapporti con Parma: qui giovanissimo sostenne la prima audizione, nel 1835 fu nominato Direttore dell’Orchestra Ducale, e dopo svariate vicissitudini la sua salma  trovò infine sepoltura nel camposanto cittadino. Si possono quindi ritrovare le sue tracce a:

  • Parma: Teatro Regio
  • Parma: Cimitero della Villetta

Alla corte della “buona duchessa”

Figlia dell’imperatore d’Austria Francesco I, consorte di Napoleone Bonaparte ed infine duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla: ecco Maria Luigia, la sovrana tanto amata dai parmigiani. Dall’essenza estratta dalle violette all’opera lirica, dalla fondazione di importanti istituzioni al restauro di preziosi monumenti,  la sua figura emerge in modo preponderante nella storia della città. Le atmosfere della corte luigina sono evocate a:

  • Parma: Museo Glauco Lombardi
  • Parma: Teatro Regio
  • Parma: Chiesa di Santa Maria della Steccata e Museo dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio
  • Parma: Galleria Nazionale
  • Parma: Biblioteca Palatina

Il mistero della Certosa

“La Certosa di Parma”: un libro che ha regalato fama imperitura al suo autore, Stendhal, e che ha creato il mito di un luogo ancora oggi agognato, ricercato da numerose persone che giungono a Parma pensando di trovare un luogo… che in realtà non esiste. A dire il vero una Certosa a Parma c’è, ma non ha nulla a che vedere con ciò che si trova descritto nel romanzo omonimo; si possono invece visitare altri siti legati alla creazione stendhaliana, meno celebrati ma non per questo meno interessanti. Suggestioni d’autore prendono vita grazie a:

  • Parma: Certosa
  • Parma: Giardino e Camera di San Paolo

Il principe dei tipografi

Così è stato definito Giambattista Bodoni, maestro di eleganza ed artefice di vere e proprie architetture tipografiche. Creatore di un carattere che costituì il punto di partenza per la stampa moderna nonché direttore della Tipografia Reale di Parma, realizzò opere molto apprezzate in tutta Europa da eruditi, collezionisti  ed aristocratici.  Sue preziose memorie si possono trovare a:

  • Parma: Biblioteca Palatina
  • Parma: Museo Bodoni
  • Parma: Duomo e chiesa di San Bartolomeo

Epopea contadina

Nel lungometraggio “Novecento”, il regista Bernardo Bertolucci ha saputo ricreare in modo magistrale un vivido affresco della condizione contadina; buona parte del fascino suscitato dal film è dovuto ai luoghi nei quali esso è stato girato, che ancora oggi sono in grado di stregare i visitatori. Per svelare le zone vicine al “grande fiume” ci si può recare a:

  • Roncole Verdi: fattoria “Le Piacentine”
  • Busseto: la Bassa parmense e i paesi in riva al Po

 

Lunedì, 12 Agosto 2019 16:05

Passeggiando per Vienna, cercando Parma

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Ebbene sì, anche la guide di Itinera Emilia vanno in vacanza. Diciamo che, spesso, uniamo al diletto il dovere.

Fatto sta che il mio giro in Austria mi ha portata a Vienna, una città imperiale in cui passeggiare col naso allinsù, perché lì tutto è maestoso e racconta di un grande passato. Un luogo che ha molti legami con Parma, la mia città, e che mi ha  emozionata, anche se in modo differente di tappa in tappa.

Il Palazzo di Schönbrunn, ad esempio, che dall’esterno appare come una gigantesca macchina turistica, è circondato da un grande e rilassante parco pubblico che i viennesi utilizzano per fare jogging o picnic. Le sue 1441 stanze sono state teatro di nascite e morti che hanno influenzato direttamente o indirettamente la storia del Ducato di Parma e Piacenza. Qui è stato praticamente imprigionato il Re di Roma ovvero il Duca di Reichstad ovvero Napoleone II ovvero il frutto dell’unione tra Maria Luigia, figlia dell’Imperatore d’Austria Francesco II Asburgo-Lorena, e Napoleone.

L’Aiglon, un nome altisonante per un bimbo che, sconfitto e mandato in esilio il padre, viene tenuto quasi nascosto proprio a Schönbrunn dall’amato nonno. Perchè tanta crudeltà?  L’Imperatore asburgico aveva capito il pericolo che Napoleone II rappresentava alla luce di una Restaurazione mal digerita dai popoli europei e, in particolare, dai francesi che avrebbero potuto volerlo come nuovo Re. Un ragazzo che con la sua sola esistenza rischiava di sovvertire gli equilibri creati a tavolino dalle potenze europee.
Nel visitare gli appartamenti di Schönbrunn, la camera del giovane Duca stringe il cuore. Lì muore a soli 21 anni, per una malattia polmonare dopo aver elemosinato le attenzioni della madre lontana, che il Congresso di Vienna colloca alla guida del Ducato di Parma di Piacenza, e la stima del nonno.
In una teca, di fronte al busto che ritrae il giovane defunto, è conservata l’allodola imbalsamata che il Duca dichiara essere stata “la sua unica amica” durante quella poco spensierata giovinezza.

Il Museo Glauco Lombardi di Parma conserva ricordi di questo giovane e di sua madre, Maria Ludovica per gli austriaci, Marie Louise per i francesi, Maria Luigia per i parmigiani, tanto amata a Parma quanto discussa in Francia.

Ella riposa proprio a Vienna, nella Cripta degli Imperatori sotto la Chiesa dei Cappuccini, da più di 400 anni luogo di sepoltura degli Asburgo. Luogo dall’atmosfera austera, in un susseguirsi di sepolcri imponenti e severi. La tomba della Duchessa è un podefilata, semplicissima, e rivela una sorpresa. Trovo deposti alla sua base un mazzolino di violette e un foglio di quaderno con un disegno a matita. Le violette di Parma, da cui si estrae il famoso profumo che Maria Luigia adorava, e uno schizzo: il profilo della Cattedrale di Parma con a fianco il Battistero e lassù, quasi in cieloun prosciutto! Una curiosa dimostrazione di affetto che mi stupisce considerando che la Duchessa è mancata nel 1847.

Entusiasmante la visita al Kunsthistorische Museum, straordinaria raccolta d’arte che incanta per la sua ricchezza e complessità. Anche lì, vado alla ricerca di un angolo di Parma, e lo trovo tra i grandi capolavori del XVI secolo.

Il primo dipinto che mi trovo davanti è lAutoritratto nello specchio convesso del giovanissimo Parmigianino, ovvero Francesco Mazzola. La sensazione è la solita. Pur avendo osservato e studiato unopera sui libri, la visione diretta è sempre sorprendente. Quanta tecnica, quanti simboli nascosti in un quadro apparentemente semplice.

Parmigianino è nato a Parma, dove ha lasciato entusiasmanti prove del suo talento. Leleganza delle sue Vergine Savie e Vergini Stolte, affrescate sullarcone della Chiesa della Steccata, giustifica da sola una sosta nella nostra città. Che sviluppi visionari avrebbe mostrato la sua arte se non fosse mancato a soli 37 anni?

Quasi messe a corona di questo piccolo gioiello, riconosco alcune opere di Antonio Allegri, detto il Correggio. Un pittore che si esprime ai massimi livelli proprio a Parma e che la città adotta. A lui è riservato lonore di affrescare la cupola della Cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta. Straordinaria è la spirale di luce che costruisce per rappresentare lAssunzione, un vortice di corpi e di colori imperdibile per chi visita Parma. Nei dipinti correggeschi a tema mitologico del Kunsthistorische Museum, ho ritrovato la stessa umanità morbida, resa con colori pastellati, una dinamicità mai scomposta unita a una grande carica di sensualità.

Mi riferisco in particolare al dipinto che ritrae Giove, capo degli dei, e Io. Giove ha preso laspetto di una nuvola. Il pittore lo ritrae nel momento in cui possiede Io, una figura di donna carica di unintensa femminilità. Correggio rende qualcosa di impossibile, plausibile, e io ho ancora negli occhi quella nuvola morbida che avvolge il corpo di Io, perlaceo e teso ad accogliere un gesto damore.

È stata una bella vacanza, ma lestate non è ancora finita

Lunedì, 09 Agosto 2021 13:11

Un Settembre (anche) Gastronomico

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Si sa, Parma con le sue 3 straordinarie DOP (Parmigiano-Reggiano, Prosciutto di Parma e Culatello di Zibello) è il cuore della foodvalley.

Si sa anche che dal 2015 è stata nominata Città creativa dell’Unesco per la Gastronomia e che nel programma culturale di settembre, a Parma, non poteva mancare un evento legato al cibo: “Settembre Gastronomico”, appunto.

Un mese di approfondimenti sulle DOP Parmigiano Reggiano e Prosciutto di Parma, la pasta, il pomodoro, il latte con i prodotti lattiero/caseari e le alici. Un evento diffuso che coinvolgerà i ristoratori della città, sfidati a proporre e reinventare piatti basati proprio su queste eccellenze.

L’esordio sarà targato Cibus OFF, evento fuorisalone e naturale volano per CIBUS, la fiera internazionale dell’agroalimentare che ritorna ad aprire le sue porte a operatori italiani e esteri.

L’esperienza gastronomica si intreccerà con quella musicale e teatrale.

Cene – spettacolo, balli, la riapertura del Festival Verdi e il progetto Parma Città della Musica offriranno una degna cornice alla manifestazione.

Per chi è curioso del cibo, un’occasione per indagare il legame speciale tra questo territorio, la sua gente e i suoi prodotti grazie ai nostri tour enogastronomici personalizzati.

“Hospitale. Il futuro della memoria” è tante realtà in una: è un motto-guida, un progetto, un luogo, una porta d’accesso alla storia e all’anima di un vasto quartiere (Co’ di Ponte, “Parma vecia”, o come si usa chiamarlo oggi, Oltretorrente) che è parte integrante dell’identità cittadina sebbene ancora poco conosciuto ed esplorato.

“Hospitale” è la più grande installazione di Parma 2020+21, aperta al pubblico fino all’8 dicembre 2020 e realizzata in un settore della Crociera dell’Ospedale Vecchio, in via D’Azeglio.

Dal 2016, l’intero Complesso Monumentale è interessato da un ambizioso intervento di restauro e di rigenerazione urbana, che richiederà non meno di altri tre o quattro anni di lavori per giungere a compimento.

Per oltre sette secoli, l’Ospedale Vecchio (le cui origini risalgono al 1201) è stato il Luogo dell’accoglienza dei più deboli, in particolare degli ammalati e degli orfani.

Per Parma, prossima alla Via Francigena, abituata a dare ospitalità e soccorso ai pellegrini di ogni condizione sociale, l’Ospedale è l’icona di uno straordinario impegno di accoglienza e di cura, che si è espresso per secoli in una fittissima rete di xenodochi (gli ostelli per pellegrini, spesso bisognosi di cure mediche) e di luoghi di assistenza sparsi in tutta la città, riuniti poi, fino al 1926, nel grande e complesso edificio affacciato su via D’Azeglio.

Salito lo scalone dell’Ospedale, che introduce nell’altissima Crociera (circa 12 metri), inizia l’esperienza Hospitale.

Il visitatore è avvolto nella penombra, dove inizia un racconto al principio solo visivo e musicale e che procedendo si fa più denso e coinvolgente.

Nella tappa successiva, lungo il braccio settentrionale della Crociera, lo spettatore si trova circondato e in qualche modo “immerso”(filo conduttore è proprio l’acqua scrosciante, fonte di vita ma anche di distruzione) tra otto videoproiezioni sincronizzate.

Un’istallazione che è un racconto denso, umanamente ricco, interpretato dagli attori Marco Baliani e Giovanna Bozzolo, basato su temi e momenti essenziali della storia dell’Ospedale Vecchio, dalla sua fondazione fino al secolo scorso, e del quartiere Oltretorrente che lo ospita.

Scorrono immagini e memorie di un’istituzione pionieristica e capace di eccellenza, ma anche storie di umile vita quotidiana, di catastrofi naturali, di carità, di ribellione ai soprusi e alla miseria, dei quali la città può andare fiera, oggi più che mai.

Se siete interessati a fare quest’esperienza legata alla visita “Parma si prende cura” potete contattarci. Le nostre guide sapranno condurvi nel cuore pulsante della Parma che accoglie.

Il Complesso Museale della Pilotta di Parma è un luogo straordinario.

Al suo interno la Biblioteca Palatina, il Museo Bodoniano, il Museo Archeologico, il Teatro Farnese e la Galleria Nazionale ospitano opere di rara bellezza.

Luogo imperdibile per se stesso, dunque, il Complesso dal 3 giugno è diventato un contenitore di lusso per l’estro di Piero Fornasetti (1913-1988), scultore, designer, ideatore di scenografie e costumi, arredatore d’interni e molto altro.

Le opere dell’atelier Fornasetti, oggetti del quotidiano rielaborati dalla fantasia dell’artista, sono esposte lungo un percorso tracciato all’interno del Complesso museale e ne appaiono parte integrante.

Il serpente del PECCATO ORIGINALE, un tema ricorrente nella produzione di Fornasetti, ci accoglie all’ingresso suggerendoci la via lungo lo Scalone Imperiale fino alla Galleria Petitot della Biblioteca Palatina.

Le scaffalature lignee colme di libri antichi della Biblioteca, fungono da cornice alle 21 vetrine schierate ordinatamente lungo questo antico corridoio. Al loro interno ammiriamo una teoria di oggetti che ci introducono all’opera di Fornasetti e ben rappresentano la vastità degli interessi dell’artista.

Tra richiami all’arte classica, alla musica operistica, al mondo vegetale e animale, al segno grafico, spicca la bellezza tonda e perfetta del viso di Lina Cavalieri (1875-1944), diva della Bella Epoque. Un viso che Fornasetti incontra sfogliando una rivista e che riprodurrà in infinite variazioni dai toni tragici o umoristici, scomposto e riproposto in contesti improbabili: una chiave di lettura del mood fornasettiano.

Anche il portale del Teatro Farnese è mutato in occasione di questo allestimento. Appare come una Porta del Paradiso laica decorata con mongolfiere, pierrot, lune, giraffe, edifici classici, frutta, vegetazione, scimmie e improbabili Adami ed Eve.

Un mondo magico ci avvolge oltrepassando la soglia.

Il clou della mostra è qui.

Questo è il Theatrum Mundi, il luogo in cui il dialogo antico-moderno attrae e stimola il visitatore lasciandolo libero di interpretare l’accostamento tra il rigore classico del Teatro Farnese e 600 piatti, infinite rielaborazioni del volto di Lina Cavalieri, tutti ordinatamente disposti sulle 14 gradinate dell’anfiteatro in abete rosso.

Al centro del boccascena è sospeso un telo di garza sottile su cui vengono proiettati tutti i soggetti e gli oggetti tipici della produzione Fornasetti. Ne risulta un video dall’impronta surrealista che ha come vero sfondo il faraonico backstage del Farnese, concepito nel Seicento per ospitare straordinarie macchine da scena. Uno spazio che traspare da dietro il velo e accentua l’avvolgente dimensione onirica dell’allestimento.

Il percorso che conduce alla Galleria Nazionale è popolato di gatti e cani sonnacchiosi, di mille colori, che guardano con benevolenza noi e le opere a cui sono accostati.

E di nuovo oggetti: paraventi, portaombrelli, tappeti, sedie e fantastici trumeaux-bar, frutto della collaborazione di Fornasetti con Giò Ponti.

Una vicinanza tra moderno e classico mai stridente. Un connubio inusualesorprendentemente poetico.

Da non perdere.

La mostra Theatrum Mundi rientra negli eventi legati a Parma Capitale italiana della Cultura 2020+21 ed è visitabile fino al 14 febbraio 2021. Può essere facilmente inserita in uno degli Itinerari che proponiamo per la città di Parma.

Giovedì, 15 Ottobre 2020 11:19

Il Cristo Ri-Velato si svela a Parma

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Parma 2020+21 si arricchisce di una prospettiva speciale.

Una nuova opera, il Cristo Ri-Velato, incrementa l’offerta culturale della nostra città.

Nato nel 2010 dalla sensibilità dello scultore non-vedente Felice Tagliaferri e in dialogo con il Cristo Velato della Cappella Sansevero di Napoli, il Cristo Ri-Velato, grazie alla generosità del suo autore, offre agli appassionati d’arte una modalità di fruizione assolutamente inusuale: un’esperienza tattile.

Esposto nel transetto di quello straordinario scrigno che è la chiesa di San Giovanni Evangelista in Parma, è a disposizione, con visite guidate dedicate, di tutti gli amanti dell’arte con deficit di vista o normodotati.

Se per i non-vedenti e gli ipo-vedenti l’utilizzo del tatto è fondamentale nell’approccio col mondo, il Cristo Ri-velato, cioè doppiamente svelato, rappresenta per i normodotati un’opportunità di ampliamento dell’esperienza estetica che conduce a un rapporto più intimo con l’opera stessa.

Un’esperienza che le nostre guide hanno vissuto in prima persona.

Cosa stiamo facendo? Stiamo imparando a vedere con le mani.

Ci stiamo allenando a costruire un’immagine mentale che rappresenti l’oggetto che stiamo toccando.

Stiamo studiando per supportare nel miglior modo possibile chi lo chiederà.

Come? Introducendo l’opera, descrivendo il necessario, accompagnando fisicamente il tocco in una sequenza corretta e rispondendo a eventuali domande.

E facendoci sgridare dai nostri istruttori, perché parliamo troppo!

Felice Tagliaferri ci ha insegnato l’importanza dell’essenzialità della parola. Perché l’esperienza della Bellezza è personale, intima.

Una nuova avventura per Itinera Emilia che, grazie alla fiducia accordataci dall’organizzatrice dell’evento Dott.ssa Paola Maccioni e dal Lions Club Farnese e dal Lions Club Bardi Valceno, curerà visite tattili per non vedenti, ipovedenti e per chiunque vorrà fare un’esperienza più completa dell’Arte.

Per chi frequenta Parma e la sua Bassa non sarà una novità.

Le pianure che costeggiano il lato sud del fiume Po oltre a regalarci il nobile Culatello di Zibello sono famose per altri salumi, meno conosciuti ma innegabilmente prelibati.

La Mariola è uno di questi.

Spesso descritta come un cotechino più grande della norma, ne differisce nel contenuto e nel contenitore.

L’impasto è macinato fine, composto da carni nobili come lo stinco, il musetto, i guanciali, le rifilature rimaste dalla lavorazione del Culatello e una minima quantità di cotenna.

Viene insaccata utilizzando il budello cieco che, grazie alla sua struttura doppia con un’intercapedine formata da un sottile strato di grasso, ne conserva la straordinaria morbidezza.

La stagionatura avviene nelle stesse cantine umide riservate al Culatello ma per lo scarso utilizzo di sale, rimane un salume difficile da portare ai 10-11 mesi necessari per apprezzarlo al meglio.

E’ facile che si guasti.

Questa peculiarità l’ha sempre catalogata tra i ‘salumi da ricchi’, gli unici che potevano permettersi di perdere carne pregiata.

Cotta, rappresenta il piatto tipico per il pranzo di Capodanno nelle zone rivierasche del Po.

Sono necessarie 4 ore di cottura a fuoco lento per mantenere la struttura pastosa della carne e conservarne la dolcezza.

Si serve con la tradizionale mostarda di pere o di mele leggermente piccante della Bassa, che ne esalta il sapore delicato con sentori di Fortana, vino frizzante locale.

Si apprezza anche con le salse verdi a base di prezzemolo, di aceto o con la più moderna maionese.

Un prodotto unico, assolutamente da provare.

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