La galleria d’arte moderna Ricci-Oddi è salita recentemente alla ribalta dopo il ritrovamento del Ritratto di signora di Gustav Klimt, sottratto alla collezione nel 1997.

Aperta al pubblico nel 1931, ci racconta una storia di puro amore e passione per l’arte contemporanea. Il suo fondatore, Giuseppe Ricci Oddi, fece costruire l’edificio che la ospita come un “tempio” dedicato a opere di autori contemporanei di cui molti, all’epoca, poco o per niente conosciuti.

Una visita che ci regala una panoramica dell’arte italiana ed europea dal periodo romantico agli anni ’40 del Novecento.

Tra gli autori presenti: Fattori, Hayez, Signorini, Bocchi, Boldini, Boccioni, De Pisis, Sartorio, Segantini… e il Klimt recuperato, uno dei soli 3 dipinti del pittore austriaco presenti in Italia.

Nei suggestivi ambienti dell’ex-fornace Gallotti un museo interessantissimo ci porta in una Bologna ormai scomparsa ma che sopravvive in un’industria ancora prospera e innovativa.

Parliamo dell'industria della seta, sviluppatasi in città tra i secoli XIV e XVII grazie all’abbondanza d’acqua (canali, navigli) e all’ingegno dei bolognesi.

Nella sezione dedicata, come in un viaggio a ritroso nel tempo, si può ammirare la ricostruzione funzionante di un mulino d’epoca alimentato da ruote idrauliche, indispensabile per fornire l’energia necessaria alla produzione. Un vero capolavoro di innovazione e creatività.

Al piano terra, dove si trovavano i 16 forni per la cottura dei laterizi, sono esposti modelli e macchine provenienti dall’istituto tecnico più antico della città. Una dimostrazione tangibile dei diversi ambiti in cui l’industria bolognese ha saputo svilupparsi: partendo dai gelati per arrivare ai motori.

Il monaco Donizone, biografo di Matilde di Canossa, racconta un episodio accaduto nel 1046: Enrico III di Germania di passaggio a Piacenza, chiede al signore di Canossa Bonifacio, padre della Gran Contessa, di poter assaggiare il “balsamo” di cui aveva tanto sentito parlare. Al futuro Imperatore verrà inviata una botticella d’argento contenente il prezioso nettare.

Visitare un’acetaia di Aceto Balsamico Tradizionale (ABT) è ancora oggi un’esperienza unica. E’ un privilegio poter raccontare della pazienza, della passione e del legame con territorio che questo prodotto rappresenta.

E’ la magia dell’attesa che si sprigiona dopo decenni in sapori densi di ricordi: legno, frutta, uva, tempo…

Non si può dire di avere conosciuto la gastronomia emiliana senza aver sperimentato questa eccellenza.

Le nostre guide sapranno condurvi in questo mondo attraverso il racconto e la degustazione guidata di ABT nei suoi diversi gradi di maturazione (minimo 12, 20 e 25 anni!!).

Scrigno di prodotti preziosi, così si potrebbe definire la gastronomia sul territorio di Reggio Emilia. Parmigiano Reggiano, Aceto Balsamico Tradizionale in primis, seguiti da una moltitudine di altre delizie.

La visita alla produzione del “Re dei Formaggi” o dell'“Oro Nero” apre le porte a un mondo meraviglioso fatto di tradizioni antiche e di un saper fare unico tramandato di generazione in generazione per centinaia di anni.

Le nostre guide conoscono tutte le fasi che portano alla formazione di questi tesori locali e saranno ben felici di condividerle con voi.

Per godere appieno dei gusti e dei sapori del territorio reggiano non potrà mancare uno spuntino o un pasto con l’erbazzone, famosa torta salata a base di bietole e spinaci che diventa scarpazzone la variante di montagna in cui si aggiunge il riso, con i salumi del territorio accompagnati dal gnocco (al forno o fritto), i tortelli d’erbe, zucca e patate (ravioli), le cipolle borettane (deliziose in agrodolce) e un buon calice di Lambrusco.

Lungo le quattro valli che collegano gli Appennini alla pianura, si producono le tre D.O.P. che rendono famosa la gastronomia locale: coppa, pancetta e salame.

Già questo dato sarebbe sufficiente per giustificare una visita in queste terre, ma non è tutto.

I colli piacentini sono infatti produttori di ottimi vini D.O.C. che affondano le loro antiche radici nella storia locale, dagli etruschi ai romani.

Tra i bianchi spicca l’Ortrugo, tra i rossi il Gutturnio mentre il dolce Vin Santo è prodotto a Vigoleno.

I nostri gourmet tour sono viaggi nei sapori locali frutto di tradizioni millenarie e abbinabili con visite storico-artistiche dedicate.

7 gennaio 1797 nasce il Tricolore, la bandiera nazionale italiana.

Dove? Proprio qui, nella Sala del Tricolore di Reggio Emilia.

Una città stanca del governo estense per cui la Francia e il giovane Napoleone rappresentano ideali condivisibili: libertà, uguaglianza, fraternità.

Cacciati gli Este, in un grande spazio all’interno del Palazzo Comunale di Reggio Emilia, i rappresentanti locali insieme a quelli di Modena, Bologna e Ferrara presentano la bandiera della Repubblica Cispadana.

Un omaggio al vessillo francese dove il blu lascia il posto al verde.

Entrando in quel luogo, oggi Sala del Tricolore, si respira ancora quell’aria.

Forza, orgoglio, voglia di libertà.

Una terra di vento, di rive sabbiose e di cammini.

Bisogna seguire il fiume per conoscere questa valle.

Sul Trebbia si affacciano il Castello di Rivalta, il Parco Archeologico di Travo, il Ponte Gobbo di Bobbio e l’Abbazia di San Colombano.

Uno snodo fondamentale per i pellegrini medievali che percorrevano la Via degli Abati, variante appenninica della Francigena.

Un fiume che racconta storie antiche e che, con le sue acque ancora limpide e balneabili, offre un contatto pieno con la natura.

Se volete fare un viaggio nel tempo, visitate questi corridoi.

Un percorso dalle vestigia romane ai fasti del ducato estense: questa è la Galleria Estense di Modena.

E’ proprio Francesco I, raffigurato da Gian Lorenzo Bernini, ad accoglierci.

Il Duca guarda lontano mentre il vento solleva il suo mantello, che è di marmo, come l’intero busto. Il talento del Bernini lo rende di tessuto morbido, ci dimentichiamo che è scolpito!

La Galleria ospita anche dipinti e oggetti preziosi. Gli strumenti musicali stupiscono.

L’arte dell'intaglio applicato alla liuteria sortisce effetti meravigliosi, esagerati.

Sbalorditiva la famosa arpa estense del 1581 suonata, in onore di Margherita Gonzaga, da un ensemble femminile.

Reggio Emilia ovvero tre teatri in un fazzoletto di terra. Costruiti nell’area dell'antica cittadella, consentono la messa in scena di pressoché tutte le tipologie di produzioni teatrali.

Il più conosciuto è il Teatro Valli. Un tradizionale teatro d’opera italiano dove nel 1961 debuttò Luciano Pavarotti. Lo stile neoclassico degli esterni e le decorazioni degli interni, lo rendono il cugino giovane del Teatro Regio di Parma

Alla sua destra il Teatro Ariosto, dedicato alla prosa, che condivide con il terzo teatro, detto La Cavallerizza, un passato … equino. Il primo poteva ospitare spettacoli equestri mentre il secondo era utilizzato per l’addestramento dei cavalli. Ora è un teatro dotato di spazi adattabili, sede ideale per progetti speciali.

Sede dei Musei Civici di Piacenza è Palazzo Farnese, teatro dell’efferato omicidio del Duca Pier Luigi, oggi convertito in imponente contenitore di opere e oggetti famosi: il fegato etrusco, il dolcissimo tondo Botticelli, gli appartamenti affrescati dei duchi e molto altro.

Da non perdere i giganteschi sotterranei che raccontano la vita segreta della corte.

Lì troverete il Museo delle Carrozze, secondo solo a quello del Quirinale, che ci trasporta (è proprio il caso di dirlo) nella storia del costume europeo dal Settecento fino al XX secolo.

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